Riflessioni - 26.05.2005
Tutto si unisce e poi si disgrega.
Danza macabra di atomi in movimento.
Famiglie unite separate poi riunite e infine congedate.
E nel caos del movimento.
Un'anima. Tante anime.
Solitudine.
Di un'anima tra tante anime.
Ipocrisia?
O tante solitudini...
* * *
C'è una sottile differenza tra la solitudine dello stare soli e quella dell'essere soli.
La prima è fisica e ancora piuttosto facile da affrontare - per quanto possa essere semplice affrontare la solitudine.
La seconda è terribile. L'Urlo di Munch. L'incapacità. L'impossibilità di relazionarsi con gli altri.
Altri che non stanno vicini.
Altri incuranti dei sentimenti.
Altri insensibili.
Altri ipocriti - dal mio punto di vista. Magari anche loro soffrono.
* * *
Insensibilità.
Una ragazza che piange per il padre al cimitero.
Altri che chiacchierano. Il governo. Il traffico. La gente.
Macheccazzomenefrega.
Le lacrime di una donna che piange per il padre al cimitero.
A casa sua si chiacciera. Il governo. Le città. I parenti.
Maandatetuttiaffanculo.
E la suora che racconta beatamente delle sue fotografie.
Sense and INsensibility.
* * *
Sonno. Mal di testa. Dolore fisico o reazioni fisiche ad un altro dolore?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Damned - 10.02.2005
Quel frammento cristallino, luccicante sulla terra profumata di sole, mi riporta allo splendido velluto sul quale trascorrevo la giornata tra i canti del violino e le rosse risate dei bambini. Chiudendo gli occhi sognavo di riflettermi su un vetro opaco, marmo greco incrinato dal tempo; non conoscevo la sensazione, il mio dio era il Bello. L'amavo e lui mi promise tutto.
Egli non mi concesse la sua immortalità.
Le spoglie terrene, vestigia di un filo ormai consunto di sogni infantili, distrutte dall'invidia divina - o forse era il Suo amore? è misterioso il disegno celeste che ci lega e costringe.
O dio, se m'ami, lasciami sfilare le catene dalle mie braccia solcate di rosso, fa' cadere queste fredde costrizioni della Mente per la mente!
Dicevi di amarmi, ora però io soffro. Sei innamorato del mio dolore, o trai diletto prendendoti gioco di me? E così ti comporti con tutti, o solo io, vittima prediletta, sono degna dei tuoi scherzi? Mi baci e mi ferisci, le tue labbra sulle mie labbra e la tua lama nel mio stomaco. Cosa sono? Osai tanto chiedendotelo?
Ricordo perfettamente, la neve timida scendeva sugli alberi, alcuni raggi filtravano attraverso la coltre di morbide nubi grigie, e io ti parlai. Mi trattasti male: non proferivi una parola e solo tuoni incomprensibili uscivano dalle tue dolci labbra. La tua carezza mi uccise. Dio, te la ricordi? Non avevo mai sentito la tua mano così crudele su di me, non piangevo né ero dura con te; nel profondo del mio cuore sapevo che la tua natura volubile - se si può parlare di natura, o mia diletta divinità - mi avrebbe respinta, cacciata. Non hai compassione di me, povera anima evanescente e rarefatta, che nel limbo della morte eterna lotta e resiste per non scomparire dimenticata - per l'eternità. Incandescente fu la tua maledizione, e ora io ne invoco una su di te.
Come lo chimano, forse Satana? E' solo una vittima, come tutti, dei tuoi capricci.
Tu. Maledetto.
Lost - 30.01.2005
La piccola è triste. Abbagliata dai suoi stessi desideri, non è ancora in grado di badare a se stessa e ne soffre, relegata in uno studio illuminato da un'opaca luce artificiale. I sensi amplificati, un dolore alla testa ma soprattutto uno nel cuore poiché sa che i chilometri sono crudeli, e le strade hanno il cuore di pietra. Pensa e ripensa, inizia a scrivere e poi s'interrompe, è agitata, nervosa, non sa cosa fare. Ma ad un tratto una luce le colpisce il viso e illumina lo sguardo: domani sarà un altro giorno. Diverso.
Finalmente - 24.11.2004
Anche se non è adattissima, visto che io non sono né boy né man, però la metto lo stesso. Perché...
Lines form on my face and hands
Lines form from the ups and downs
I'm in the middle without any plans
I'm a boy and I'm a man
I'm eighteen
and I don't know what I want
Eighteen
I just don't know what I want
Eighteen
I gotta get away
I gotta get out of this place
I'll go runnin in outer space
Oh yeah
I got a
baby's brain and an old man's heart
Took eighteen years to get this far
Don't always know what I'm talkin' about
Feels like I'm livin in the middle of doubt
Cause I'm
Eighteen
I get confused every day
Eighteen
I just don't know what to say
Eighteen
I gotta get away
Lines form on my face and my hands
Lines form on the left and right
I'm in the middle
the middle of life
I'm a boy and I'm a man
I'm eighteen and I LIKE IT
Yes I like it
Oh I like it
Love it
Like it
Love it
Eighteen!
Eighteen!
Eighteen!
Eighteen and I LIKE IT
Eyes - 28.10.2004
![[ O c c h i . N e r i ] © AliceSixx](http://paschendale.altervista.org/immagini/blog/occhineri.jpg)
Dream - 23.09.2004
La ragazza dai capelli castani si avvicina al parco. E' molto grande, di un bellissimo verde smeraldo, luccicante sotto il sole di mezzogiorno che riscalda tutta l'atmosfera, già calorosa di per sè. La ragazza cammina lungo le rive del laghetto, si sofferma ad ammirare i fiori coloratissimi che crescono nel manto verde; ad un certo punto guarda l'orologio, si lascia sfuggire un'imprecazione e corre verso gli scavi. Lavora per molte ore, il sole continua a battere sulle schiene degli operai. L'archeologa dai capelli castani, instancabile, lavora senza sosta, perfetta in tutta la sua bellezza, non suda, non è minimamente turbata dalla calura né dall'insuccesso continuo dello scavo. Prima o poi troverà qualcosa.
Un bambino, capelli biondi e mossi, cammina tra gli scavi curiosando qua e là. Disturba gli operai, pone loro moltissime domande, sembra un fiume in piena, impetuso come solo i bambini sanno essere. Ad un certo punto, un bagliore, sembra il riflesso che di solito danno gli orologi sotto il sole. Il bambino lo vede, e subito corre verso il luogo da cui questo strano luccichio proveniva. Si accuccia, entra in un cespuglio ed esce dall'altra parte: un uomo di non più di venticinque anni, due occhi azzurri che emanano strani bagliori come due pietre preziose, lo accoglie con un sorriso raggiante. Gli parla, gli sorride, il bambino è felice mentre resta accanto a quest'uomo, che sembra l'incarnazione della bellezza. Ma ad un certo punto il sole pomeridiano degli scavi si affievolisce, sempre più rapidamente lascia il posto a nuvole fredde e cariche di pioggia. Il vento soffia sempre più forte, mentre alla sinistra dei due appare una figura scura, non molto piacevole, dapprima piccola, poi man mano che si avvicina, mostra la sua freddezza. Strappa il bambino all'uomo dagli occhi blu come il mare, gli parla, lo spaventa, il bimbo decide di obbedire a quello che il mostro gli dice.
L'archeologa vuole continuare a lavorare, ma un qualche dirigente dice che con questo vento è impossibile continuare senza rischiare di fare danni agli eventuali ritrovamenti, così si rassegna, e inizia a passeggiare lungo le sponde del laghetto, di nuovo. Le percorre in lungo e in largo, più e più volte. Finché non nota delle rocce alle quali non aveva mai prestato attenzione: stufa di percorrere sempre lo stesso giro, va a vedere cosa nascondono. Una bellissima grotta, buia, umida, pavimentata da un freschissimo corso d'acqua luccicante. La donna dai capelli bruni decide di esplorarla, eccitata dalla bellezza di quel posto, cammina, fino a quando vede dei binari. Spinta dalla curiosità, cerca di capire a che periodo appartengono, visto che sembrano inutilizzati da anni. Si avvicina, sale in una roccia più alta delle altre, e, orrore! Una figura umana, in un lago rosso sangue, giace accanto ai binari. Da dietro capisce che è un uomo, con i capelli castani e corti. Si fa coraggio, lo gira, caccia un urlo e si copre il viso con le mani. Paralizzata, guarda l'uscita della grotta, la brama, pensando a tutte le cose positive che le faceva venire in mente quel paradiso ormai infettato dalla morte, raccoglie le sue forze e corre. Esce, corre verso il laghetto, vede il sangue ovunque, si accascia a terra e fissa il vuoto, mani sul viso.
Intanto, il bambino biondo, piange.
Caos - 20.09.2004
Caffé. Libri. Appunti. Quaderni. Schizzi. Parole. Poesia. Die Loreley. Esmeralda. Amore. Arte. Bellezza. Morte. Trasognante. Concentrazione. Foscolo. Isola. Felice. Eterno. Oro. Luccichìo. Elettrico. Ignoranza. Sonno. Oblìo. Fotografie. Mare. Fear. Iron Butterfly. Bohemienne. Vortice. Sogno. Illusione. Dimenticato. Ricordo. Quadro. Lontano. Nave.
// please take my hand //
Hell is Living Without Your Love - 31.08.2004
I can’t find your face in a
Thousand masquerades
You’re hidden in the colors of a
Million other lost charades
In life’s big parade
I’m the lonliest spectator
Cuz you’re gone without a trace in
A sea of faceless imitators
I can’t take another night
Burning inside this
Hell is living without your love
Ain’t nothin’ without your
Touch me
Heaven would be like hell
Is living without you
Try to walk away
When I see the time I’ve wasted
Starving at a feast
And all this wine I’ve never tasted
On my lips your memory has been
Stained
Is it all in vain
Tell me who’s to blame
I can’t take another night
Burning inside this
Hell is living without your love
Ain’t nothin’ without your
Touch me
Heaven would be like hell
Is living without you
Nights get longer and colder
I’m down and begging to hold ya
On my own and I feel like hell
Is living without you
Hell is living without your love
Ain’t nothin’ without your
Touch me
Heaven would be like hell
Is living without you
Nights get longer and colder
I’m down and begging to hold ya
On my own and I feel like hell
Is living without you
Love - 23.07.2004
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La caduta - 31.06.2004
Vermiglio riflesso nel vuoto oblio,
abissol luccicante di liquido in fiamme.
Mi abbaglia, mi acceca,
dolore, occhi brucianti, ossa e membra stanche
di un volo eterno.
Caduta senza fine, mi risucchia in quest'oscuro e vibrante
pozzo, tomba delle anime,
sigillo dell'eterna sofferenza
iniziata quando venni alla luce.
Luce oscura, luce falsa,neon
che si spezza si rompe mostra
il vero lato del mondo: nulla
Vuoto. Sofferenza solitudine luce falsa.
Dolore e lampade al neon mi circondano e si spengono e si accendono
in un gioco senza fine,
mi deridono, resto in lacrime,
sincero pianto liberatorio
mentre cado.
Ferree catene si avvinghiano ai miei polsi,
alle mie caviglie. Mi stringono costringono
rigano la pelle sanguinante, alimentano il vermiglio
riflesso nel vuoto dell'oblio,
abisso rilucente del mio sangue in fiamme.
London [W. Blake] - 06.05.2004
I wander thro' each charter'd street
Near where the charter'd Thames does flow,
And mark in every face I meet
Marks of weakness, marks of woe.
In every cry of every Man,
In every Infant's cry of fear,
In every voice, in every ban,
The mind-forg'd manacles I hear.
How the Chimney-sweeper's cry
Every black'ning Church appalls,
And the hapless Soldier's sigh
Runs in blood down Palace walls.
But most thro' midnight streets I hear
How the youthful Harlot's curse
Blasts the new bord Infant's tear,
And blights with plagues the Marriage hearse
Pain - 30.04.2004
Ago piantato nella tempia sinistra, brividi di freddo alternati a sensazioni di soffocamento, spasmi di dolore ad ogni minima vibrazione. Sussulta la bambina ad ogni piccolo rumore, guance rigate da lacrime di sofferenza, fronte imperlata di sudore gelido, mani quasi senza vita, pallida di morte. La chiamano emicrania. Mesi di attesa per una visita neurologica, mesi di sofferenza per farsi dire che è una cosa normale, mesi sdraiata a letto senza muoversi dal dolore, muscoli contratti e lacrime a fiumi, per niente. Non hai niente, è una normalissima emicrania che passerà da sola, non è grave. Tu, medico bastardo che ha trovato la laurea nell'happy meal, tu, medico bastardo che non ha idea di cosa sia la sofferenza, tu, medico bastardo che prendi in giro chi sta male. Maledetto. Per colpa tua, altri mesi di sofferenza, altri mesi inchiodata su un letto, troppo dolore per muoversi, anche solo per aprire gli occhi.
La bambina era felice, dopo ore terribili in cui voleva morire, in cui era cosciente di valere meno di zero, il suo Amore era riuscito a strapparle un sorriso, delle lacrime finalmente di gioia. Lacrime di rugiada, dolci, felici, dal sapore di un amore appena sbocciato. Ora di nuovo, sprofonda nell'abisso, questa volta della sofferenza fisica, della lama che le penetra nel cervello, che la rende impotente di qualsiasi cosa, la lega al letto, e lascia morire lentamente.
Cold - 31.03.2004
Felice andava a scuola la piccola quella mattina. Felice parlava con tre amiche, quando una di loro cambiò totalmente.
Fredda risposta, crudeltà (poco) celata dalle dure parole di Charlotte Corday prima che avvelenasse il cuore della piccola. Buia l'aula, brividi lungo la schiena. Sensazioni di vuoto assoluto, brama di lacrime, impossibilità di manifestare un qualsiasi sentimento. Testa bassa, occhi velati, sguardo perso, viso contratto in uno spasmo di dolore. La piccola soffre per quello che non ha fatto, condannata ingiustamente da una viscida ipocrita, che mezz'ora dopo era in grado di affermare pubblicamente di odiare l'ipocrisia. La piccola non sa cosa dire o cosa fare, labbra serrate, ha deciso, non dirà niente, a nessuno importa di lei. Sa che prima o poi crollerà, scoppierà in un pianto liberatorio, ma sarà già rinchiusa nel suo rifugio solitario, buio protettore e musica metallica confortatrice. Nel cuore solo il suo Amore e la sua Musica, null'altro. Si sente cattiva, ma sa di non aver fatto niente. La piccola è ammalata, e non solo nel corpo, la sua anima sta sanguinando. Ha trovato l'amore, ma tutto il resto le si è rivoltato contro.
Non è destino che la piccola sia completamente felice, le lacrime righeranno sempre il suo triste volto, ha tentato di parlare, di confidarsi, ma non ce la fa, per lei è troppo difficile, e soprattutto non vuole dire niente che possa far star male chi ama. La piccola ha un grande cuore, cuore che ora sanguina, ma che sarà sempre capace di volere bene.
She feels guilty, she is guilty - 22.03.2004
La piccola prende tra le mani il grande quaderno a righe che porta sulla copertina due teneri gatti dal pelo chiaro. Sfoglia avidamente le pagine già scritte, fino ad arrivare a due facciate recanti segni colorati di un verde chiaro, quasi illeggibili. Inizia a scorrere il testo, il sole che batte sulle pagine, parole apparentemente senza senso si rincorrono riga dopo riga, deglutisce, torna indietro, rilegge. Non è così. Non può essere così. Non può averlo fatto, la sua amica ha ascoltato quello che lei in un momento di rabbia aveva scritto. Sa benissimo che non era solo rabbia ma c'era un fondo di sincerità, sa che l'amica ha fatto bene ad ascoltarla, ma non si vuole perdonare di averle detto tutto. Di averle fatto fare quello che ha fatto. Forget, no, non doveva farle dimenticare. Ha sbagliato. Lo sa. Si tormenta. Come se non fosse abbastanza tormentata. Spera che qualcuno la aiuti a capire. Spera di chiarirsi. Le sembra di allontanarsi dalla sua amica, non vuole, non può.
///Sta piangendo, nel buio della sua solitudine.///
Eighteen And Life - 21.03.2004
Una lascrima scende calda sulla guancia della piccolina. Sta male, sta molto male. Non fisicamente, almeno non oggi. É riuscita a parlare, adesso sa che può sempre contare sull'appoggio di una persona. Ma se può-se riesce- evita di parlare, per lei è difficile, e si sente un peso inutile; imperterrita tace e si nasconde. Il Suo Amore è lontano, ma è sempre nel suo cuore. Un cœur brisé par son même mond.
La piccola un giorno scapperà, ha deciso. Non sopporta più l'indifferenza e le menzogne, non sopporta più la mera cattiveria di chi vive accanto a lei. Piuttosto sola per sempre, mai più in un abisso come quello che sta vivendo. Le parole di una canzone le vorticano nella mente, altre lacrime vogliono rigare le sue già troppo umide guance. A volte si sente come Ricky, sente che farà una cazzata, sente che è in grado di rovinarsi la vita con poco, ha paura, ma sa che non ne deve avere. Autocontrollo diventerà la sua parola d'ordine. Heart of stone. Indifferenza. Non vuole -e non deve- sentire niente. Ignorare sarà ciò che farà in ogni momento.
Ricky was a young boy, He had a heart of stone.
Lived 9 to 5 and worked his fingers to the bone.
Just barely got out of school, came from the edge of town.
Fought like a switchblade so no one could take him down.
He had no money, oooh no good at home.
He walked the streets a soldier and he fought the world alone
And now it's
Eighteen and life You got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it's
Eighteen and life to go
(repeat above)
Tequila in his heartbeat, His veins burned gasoline.
It kept his motor running but it never kept him clean.
They say he loved adventure, "Ricky's the wild one."
He married trouble and had a courtship with a gun.
Bang Bang Shoot 'em up, The party never ends.
You can't think of dying when the bottle's your best friend
And now it's
chorus
"Accidents will happen" they all heard Ricky say
He fired his six-shot to the wind that blew a child away.
chorus
Nessuno - 17.03.2004
Debora ha voglia di piangere. Il mondo la vuole uccidere. Quello che lei un tempo credeva il suo mondo, quello che un tempo le donava le sicurezze di cui aveva bisogno. Certezze che si rivelano castelli di sabbia, la prima onda dell'alta marea li porta via senza sforzo, la seconda cancella ogni traccia di ciò che era. Resta solo il dolore, nient'altro. Forse una speranza c'è, ma lontana, in certi momenti sembra persa, per sempre. La piccola è sola, sola in un luogo ostile, sola ed invisibile alle persone troppo occupate a odiare, troppo indaffarate per cose che non hanno senso. Nichilismo, gran parola. Nessun significato, niente. Di sicuro non nelle persone, il gelo dentro di loro. Non nelle cose, senz'anima per natura. Non in qualcosa di superiore; se ci fosse sarebbe un gran bastardo, a lasciare la piccola nel terribile vuoto in cui si trova.
Le lacrime non scendono, la piccola si ostina a dimostrare a se stessa una forza che non possiede. Vuole andare avanti, ma non riesce a non voltarsi. Trattiene le lacrime, e ancora, e ancora. E soffre. Non dice niente a nessuno, non sa con chi parlare, anzi lo sa, ma non vuole. Non vuole dar pena ad altri, l'ha già fatto in parte, ma non ci riesce più. Ha già detto abbastanza.
Nessuno sa. Nessuno deve sapere. La piccola deve dimenticare. Quello che sa è pericoloso anche per lei.